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8 aprile - 2 luglio
Monitchiari - Museo Lechi

Luigi Basiletti (1780 - 1859). Paesaggi e vedute nell'Italia del Grand Tour

Mostra a cura di Paolo Boifava e Maurizio Mondini

Dopo una prima occasione espositiva dedicata lo scorso anno al poco noto capitolo della ritrattistica di Luigi Basiletti (1780-1859), il Museo Lechi di Montichiari torna ad omaggiare l'artista bresciano con una mostra che per la prima volta riunisce le vedute e i paesaggi di Basiletti riscoprendo il suo ruolo di grande paesista nella pittura italiana di primo Ottocento. L'artista è tra i pochi nella sua città ad aver compiuto un viaggio di formazione durato sei anni girovagando tra Firenze e Napoli (dal 1803 al 1809) con un bagaglio leggero e un'incredibile voglia di disegnare tutto ciò che lo stupisce di un'Italia che il mondo considerava un paese incantato. A Roma viene accolto nella prestigiosa Accademia di San Luca, si guadagna la sincera amicizia di Canova e Thorvaldsen e la stima incondizionata del bresciano Paolo Tosio collezionista bulimico che trovò in Basiletti un fidatissimo consigliere. Tornato in patria il pittore diviene un personaggio chiave della vita culturale bresciana, è conteso dai circoli culturali e dalle famiglie nobili per le sue qualità intellettuali, per i suoi ritratti e soprattutto per la sua pittura di paesaggio, dai colori luminosi, tersi, profondi. In alcuni casi veri brani di poesia. Nella calma dell'atelier l'artista mette sulla tela i ricordi di viaggio realizzati dal vero con matita ed acquerello su numerosi album da disegno (molti dei quali conservati nei Civici Musei di Brescia e già esposti in una mostra nel 1999 presso l'AAB). Poiché non furono gli Impressionisti a inventare la pittura d'après come talvolta si crede ma le generazioni degli artisti viaggiatori che percorsero la Penisola a partire dalla metà del Settecento fino ai primi trent'anni del secolo successivo. Erano soprattutto inglesi e francesi oltre a tedeschi, olandesi e scandinavi. Più rari gli italiani.
I luoghi che il pittore bresciano rievoca sono quelli già celebrati dai diari di viaggio di Goethe, Elisabeth Vigée Le Brun, Stendhal, Lady Morgan. Luoghi all'epoca da poco riscoperti poiché ancora protetti da contesti paesaggistici vergini: le cascate di Tivoli e di Terni, i dintorni di Roma, le valli e i laghi vulcanici del Lazio, il litorale campano.
Un inedito dipinto nel quale l'artista si ritrae sullo sfondo di Tivoli è stato rintracciato nella collezione di un'antica dimora bresciana.
Tuttavia Basiletti si rende conto per primo che anche non lontano da Brescia, grazie ai suoi pennelli, il paesaggio può divenire un'esperienza artistica suggestiva trovando quella dignità estetica che nessun artefice fino ad allora aveva azzardato. Da questo nuovo sguardo prendono corpo le ariose vedute del lago di Garda, del lago d'Iseo, della Franciacorta e infine della sua città, ancora circondata da una campagna intatta. Paesaggi la cui bellezza ci lascia un brivido di malinconia.
Tra i dipinti inediti la mostra presenta una Veduta di Brescia dai Ronchi di San Rocchino, forse una delle più romantiche immagini storiche della città che ci restituisce il senso dei commenti entusiastici dei viaggiatori ottocenteschi che vi transitavano.
Ma nonostante le richieste Basiletti non ha fretta di dipingere, proviene da una famiglia benestante di possidenti. Per questo il suo catalogo è poco numeroso, dettato dal piacere di lavorare più che dal bisogno (ancora oggi è assai raro incontrarlo sul mercato antiquario).
Il pittore è del resto un intellettuale di largo respiro. Con competenza da archeologo promuove gli scavi del Capitolium e la nascita del primo museo cittadino (antenato dell'attuale museo di Santa Giulia). Da navigato "interior designer" organizza il cantiere decorativo e l'allestimento delle sale di
Palazzo Tosio. Col piglio dell'architetto collabora alla realizzazione del Mercato dei Grani e i suoi pareri vengono richiesti per la cupola del Duomo nuovo.
Nel 1834 Basiletti compie un ultimo viaggio a Roma (il quarto) di cui non si avevano testimonianze. E' stato possibile scoprirlo grazie a un'iscrizione lasciata dal pittore su un inedito paesaggio con l'Abbazia di Grottaferrata presente in mostra.
La mostra al Museo Lechi è realizzata con la generosa collaborazione del Comune di Brescia e di Bresciamusei che per l'occasione presterà cinque dipinti, tra i quali spiccano le magnifiche vedute di Brescia da Collebeato e del lago d'Iseo.
Ma è soprattutto nelle storiche collezioni private bresciane che è stato possibile rintracciare alcuni dei più significativi paesaggi dell'artista.
Come La campagna di Mompiano, Le cascate delle Marmore presso Terni, La campagna di Roma o ancora La veduta della Franciacorta da Villa Ducco, considerata il capodopera del pittore e già esposta nel 2008 nella grande mostra dedicata all'Ottocento italiano alle Scuderie del Quirinale a
Roma.
La mostra è corredata da un catalogo scientifico edito da Scripta Edizioni a cura di Paolo Boifava e Maurizio Mondini. Per l'occasione verrà inoltre ristampato il catalogo dello scorso anno dedicato ai ritratti poiché già esaurito.

Museo Lechi - Montichiari (Brescia)
Corso Martiri della Libertà, 33
Tel. 0309650455

Dal mercoledì al sabato ore 10:00-13:00 e 14.30-18:00, la domenica ore 15:00-19:00

Il biglietto della mostra include l'ingresso alla Collezione Lechi e la visita del Castello Bonoris; ingresso gratuito fino ai 18 anni.

www.montichiarimusei.it/
 
23 maggio 2017
Bologna - Quadreria di Palazzo Magnani

Inaugurazione della Quadreria di Palazzo Magnani

Un progetto artistico della Fondazione Del Monte e di Unicredit

L’inaugurazione della Quadreria di Palazzo Magnani si terrà a Bologna martedì 23 maggio alle ore 18.30 presso il Palazzo Magnani in Via Zamboni, 20, Bologna.
Durante l’evento è previsto un intervento di Giusella Finocchiaro, Presidente della Fondazione del Monte, e Giuseppe Vita, Presidente di Unicredit S.P.A.
La cerimonia di apertura dello spazio espositivo sarà accompagnata dall’introduzione e dalla visita guidata con il curatore Marco Riccòmini.
L’inaugurazione si concluderà con un cocktail e con una serie di proiezioni video.

www.quadreriapalazzomagnani.it/
 
18 maggio - 1 ottobre
Firenze - Museo Nazionale del Bargello

La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue

Il Bargello inaugurerà il prossimo maggio la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.

Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino - divenuta nel 1896 Richard Ginori - è la più antica in Italia e tuttora funzionante. 

Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori attivi dal tardo Rinascimento al Barocco, servendosene per creare i modelli della sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava riduzioni dalle più celebri statue antiche.

La collezione di modelli per le porcellane che ne scaturì venne ampliata dagli eredi di Carlo, ed oggi è divisa tra la manifattura Richard Ginori e il Museo adiacente alla fabbrica, purtroppo chiuso dal maggio 2014. Si tratta di un eccezionale insieme di opere, di fondamentale importanza per la storia della scultura. Nota agli studi fin dalla pioneristica pubblicazione (dovuta a Klaus Lankheit, nel 1982) di un inventario del tardo Settecento, e quindi in parte illustrata in una mostra del 2005 al Liechtenstein Museum di Vienna, nonché in una serie di studi recenti dedicati alla storia della produzione ceramica, questa collezione di modelli scultorei con le relative forme non ha ancora conquistato il posto che le spetta presso il grande pubblico.

Nel percorso espositivo al Bargello, le più importanti sculture prodotte nel primo periodo della Manifattura saranno messe in dialogo con opere della collezione permanente del museo e presentate in confronti inediti con cere, terrecotte o bronzi che servirono come modello totale o parziale delle porcellane. Divisa in sei nuclei tematici, la mostra racconterà quindi la storia della trasformazione di un’invenzione scultorea in una porcellana: e questo processo sarà analizzato attraverso ricerche originali incentrate su singoli casi studio.

Dal Museo Ginori sono state gentilmente concesse le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, coronato 


 

www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_975285210.html
 
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