la biblioteca

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BETTINI, Alba.

A Palazzo e in Villa. Busti antichi e all'antica di Gio. Vincenzo Imperiale patrizio genovese.

Genova, 2017. Cm. 28x23, pp. 112, tavv. 14 a col. e figg. in nero n. t., br.

Il saggio incentrato sui busti antichi e all’antica nel Palazzo Imperiale di Campetto e nella villa di Sampierdarena, pro-cede dallo studio archeologico dei pezzi e considera in parallelo l’inventario della biblioteca di Gio. Vincenzo Imperiale, uno dei più significativi intellettuali dell’epoca. Egli accrebbe il fasto delle dimore famigliari incrementando la raccolta di sculture, dipinti e libri. L’inventario di questi ultimi mette in luce la cultura classicistica, gli interessi eterogenei e la multiforme personalità dell’aristocratico, mecenate e collezionista, uomo politico, poeta ed ideatore di imprese. Da queste peculiarità derivano alcune suggestive ipotesi interpretative che distinguono i marmi Imperiale nel campo del collezionismo antiquario genovese tra XVI e XVII secolo.

2017
25.00 €
 
CASTROVINCI, Rosanna.

Vincenzo Tamagni da San Gimignano discepolo di Raffaello.

Roma, 2017. Cm. 24x17, pp. 256, figg. in nero n. t., br.

Vincenzo Tamagni da San Gimignano (1492-post 1530) è da considerare tra i pittori di primo piano della scena artistica romana del primo Cinquecento. Spirito autonomo e a volte inquieto, curioso e appassionato interprete della cultura antichizzante e della figurazione religiosa del suo tempo, elaborò una maniera capace di coniugare felicemente le tradizioni del primo Rinascimento senese con le nuove tendenze classicistiche particolarmente diffuse a Firenze e Roma. Nato in una benestante famiglia di proprietari terrieri e formatosi presso il pittore locale Giovanni Cambi, si legò presto a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, col quale collaborò a Monteoliveto Maggiore, in Vaticano e a Subiaco. Entrato nella bottega del Sanzio attorno al 1513, partecipò ad alcune delle più importanti imprese della Roma di Leone X, lavorando alla decorazione della Loggetta del Bibbiena e della Loggia di Raffaello, entrambe in Vaticano, e nella villa del banchiere senese Agostino Chigi, poi detta la Farnesina. Divenuto artista indipendente dopo la morte del maestro urbinate, abbandonò Roma prima del terribile Sacco compiuto dai Lanzichenecchi di Carlo V nel 1527. Spostandosi da una città all'altra (Siena, Montalcino, Pomarance, senza dimenticare la sua San Gimignano e infine San Secondo Parmense) fu impegnato in importanti commissioni, nelle quali ebbe modo di mettere a punto uno stile proprio e riconoscibile. Questo volume, frutto di una lunga e accurata ricerca, presenta finalmente la prima monografia su Vincenzo Tamagni: assieme al catalogo aggiornato delle sue opere, ricco di puntuali rilievi e nuove attribuzioni, offre un decisivo contributo alla comprensione del pittore e dei suoi rapporti con gli ambienti e le esperienze artistiche del suo tempo, tra centro e periferia.

2017
30.00 €
 
Mostra e catalogo a cura di Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati.

Pintoricchio pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese.

Roma, Gangemi, 2017. Cm. 28x24, pagg. 190, numerose ill. e tavv. a colori n.t., brossura.

Catalogo della mostra tenutasi ai Musei Capitolini dal 19 maggio al 10 settembre 2017.

La mostra porta all'attenzione del pubblico quello stupefacente periodo, uno dei più fecondi della cultura romana, che vide alla fine del Quattrocento il tessuto dell'élite culturale e politica attraversato da un grande fermento umanistico, propugnato dagli intellettuali, ma fortemente controllato da una Curia romana che interpreta sé stessa come nuova Atene. Il filo conduttore dell'esposizione è il tentativo di riconoscere nelle lettere e nelle arti dell'epoca quella memoria della Roma antica, repubblicana e imperiale, sulla base della quale la Chiesa andava delineando il proprio “rinascimento” politico e religioso.
I protagonisti della mostra, già indicati nell'intrigante titolo “Pintoricchio pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese”, sono Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (Perugia c. 1454 – Siena 1513), uno degli artisti più estrosi del nostro Rinascimento, “occhio di gazza” come lo definí magistralmente Lionello Venturi già nel 1913, e il neoeletto papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia, 1492-1503), notis-sima e controversa figura di pontefice che ebbe, tuttavia, tra i suoi meriti quello di richiamare a Roma l'artista umbro a decorare il suo nuovo appartamento in Vaticano.
Il Pintoricchio fu un artista protagonista del suo tempo capace di affrontare tutti i nodi centrali della pittura italiana del Quattrocento. Si cimentò, infatti, proponendo nuove soluzioni precorritrici di promettenti sviluppi, nella prospettiva lineare, nella pittura di paesaggio, nella pittura di storia, nella pittura di volte e soffitti, nello studio dell'antico. In tutti questi campi il Pintoricchio si dimostra spigliato, originale e anticonvenzionale; usando la felice espressione di Claudio Strinati, Bernardino di Betto fu il pittore del “tenue gigantismo”, capace, nelle sue opere più riuscite, di dilatare in registri quasi monumentali il calligrafico miniaturismo, spesso considerato un suo limite, e di avvicinarsi con sguardo consapevole e moderno alla lezione dell'antichità classica.

2017
30.00 €
 
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